Appunti sulla creatività 
Guardo su Wikipedia e leggo: “Creatività è un termine che indica genericamente l’arte o la capacità cognitiva della mente di creare e inventare; tuttavia esso può prestarsi a numerose interpretazioni e significati”. E ancora, sempre da Wikipedia, una citazione di Albert Einstein: “La creatività non è altro che un’intelligenza che si diverte” , infine, una citazione di Steve Jobs: “La creatività è mettere in connessione le cose”.
A questo punto potrei azzardare dicendo che la creatività ha a che fare con il gioco e con la vita: mettere in connessione le cose fa parte della vita, e, quindi, per essere creativa, dovrei assemblare quello che ho già a disposizione ma creando forme diverse. Questa possibilità mi sembra rassicurante.
Pensavo che creatività significasse inventare qualcosa dal niente ma per fortuna mi sbagliavo.
Dunque non devo fare altro che riflettere su quello che ho già a disposizione, decostruirlo, ricostruirlo e cercare  forme nuove e soddisfacenti. 
Ho sempre pensato all’artista come a un essere speciale, dotato di capacità innate, ma già nel medioevo, Alhazen, uno dei più importanti scienziati del mondo islamico, scrive che nulla di ciò che è visibile è compreso dalla sola vista tranne la luce e i colori. La creatività è una cosa molto faticosa, innanzitutto perché mette insieme due problemi: estetico e psicologico.
Ci si può educare alla creatività?

Ripenso alla mia infanzia e ai pomeriggi passati a ricopiare i fumetti di topolino. Ho iniziato con quelli, poi sono passata ai robot e alle astronavi. Matita, gomma, matite colorate, un foglio A4 e tutto il mio mondo si dipanava creando infinite possibilità di salvezza. Le ore diventavano leggerissime. Non è cambiato molto, anche adesso, mentre dipingo, il tempo ha la stessa leggerezza ma la paura del foglio bianco non è passata, anzi, si è acuita e ha assunto forme strane. Adesso è severa e giudicante, spesso non mi lascia andare e non mi permette di divertirmi, ma io voglio seguire "le ragioni del cuore" e allora  chiudo gli occhi e ripeto tra me e me: lasciati andare lasciati andare lasciati andare…ma, ovviamente, non basta, ma so che la direzione giusta ha a che fare con l’intensità.

Potrei descrivere il mio lavoro in tutte le sue fasi:dall'ideazione fino all'esecuzione, passando per la ricerca e le annotazioni ma non saprei cosa scrivere e nemmeno come. In realtà sono interessata alla fatica e alla confusione che mi stordiscono ogni volta che voglio esprimermi.

Credo che un aspetto molto importante sia lo studio, nel senso di fare, provare e ancora fare. Sembra facile ma il grande rischio che si corre è il fallimento.

Quando ero piccola e ho iniziato a disegnare, e ovviamente non pensavo ancora in questi termini, quello che si insinuava tra me e il lavoro aveva a che fare con il desiderio di essere approvata, per cui la "bellezza" del disegno rappresentava in parte la promessa di uno sguardo amorevole. Volevo che le mie forme fossero così meritevoli da indurre gli adulti a inserirmi in quella privilegiata zona dedicata ai bambini speciali, e pensavo anche che la bellezza coincidesse con la perfezione, ma questa assurda convinzione mi ha costretto a lasciar perdere perché per quanti sforzi facessi non riuscivo ad ottenere e nemmeno a trattenere nessuna soddisfazione dal mio lavoro.

Era tutto un malinteso, non sapevo di non poter applicare le regole del linguaggio al mondo dell'arte.

Crescendo ho inserito il fallimento come elemento costitutivo della creazione, ma è una delle cose più difficili che quotidianamente mi sforzo di fare. Accettare di fallire mi dà il coraggio di creare, ma la voce che spinge verso il capolavoro è sempre in agguato. Mi sono sempre chiesta se ci fosse una tecnica per liberarsi dall'inibizione e qualcosa ho trovato, anche grazie ai miei studi, ma col passare del tempo, per sgranchire lo slancio creativo, è diventato necessario trovare i miei personalissimi "trucchi".
Il protagonista di un romanzo che ho letto poco tempo fa percepiva  fin dalla giovane età l'abisso tra i sentimenti che lo studio suscitava in lui e la sua capacità di esprimerli. Ecco, ho pensato, è proprio questo il punto , un punto che potrebbe aprire un luogo vastissimo e andrei a finire chissà dove. 









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